Che settimana! #4/26
Trump annuncia accordo con la Nato sulla Groenlandia | Nasce il Board of Peace, ma le adesioni sono poche | Il Parlamento Ue blocca il Mercosur | Scontro tra treni in Spagna
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Questa è Che settimana!, la rassegna con la sintesi delle notizie più importanti della settimana, fatta per te dalla redazione di Good Morning Italia.
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I fatti della settimana
Le sette notizie degli ultimi sette giorni da conoscere per non perdere il filo.
1️⃣ Affare fatto?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto “un quadro per un futuro accordo sulla Groenlandia” durante un incontro con il Segretario generale della Nato Mark Rutte a margine del World Economic Forum di Davos (Euronews). Trump ha aggiunto che, data l’intesa, non imporrà più i dazi annunciati la scorsa settimana contro i Paesi europei che avevano inviato a metà gennaio dei piccoli contingenti sull’isola, parte di un’esercitazione congiunta (Politico). Nonostante non sia stato diffuso nessun documento scritto (Cnn), il presidente statunitense ha dichiarato di aver ottenuto l’accesso totale e permanente degli Stati Uniti alla Groenlandia. Secondo Bloomberg, questo prevederebbe lo stazionamento di missili statunitensi, diritti minerari e una presenza Nato rafforzata. Al termine di un Consiglio europeo straordinario sul caso Groenlandia e le relazioni transatlantiche, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che l’unità dell’Ue e la posizione “ferma ma non escalatoria” ha dato i suoi frutti (Guardian). Nel blog di Good Morning Italia spieghiamo in cosa consista lo strumento commerciale anti-coercizione di Bruxelles che sembra aver fatto da efficace deterrente di fronte alle minacce di Trump (Politico).
2️⃣ Tavolo (quasi) deserto
Dal palco di Davos, Trump ha lanciato ufficialmente il suo Board of Peace, l’organizzazione nata per la gestione della Striscia di Gaza che alcuni temono abbia l’obiettivo di sostituire le Nazioni Unite (Reuters). Alla cerimonia della firma era assente la maggior parte dei potenti del mondo (Bloomberg). Finora solo alcuni Paesi del Medio Oriente e Stati emergenti hanno aderito (Politico). Anche il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo bielorusso Alexander Lukashenko sono stati invitati a unirsi al Board (Cnn), mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha rifiutato l’offerta (Politico). La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invece preso tempo sull’adesione (Repubblica+). Sempre a Davos, gli Usa hanno presentato un piano da 30 miliardi di dollari per ricostruire Gaza, promettendo di attrarre investimenti privati, a condizione della demilitarizzazione di Hamas (Ft+). Il progetto prevede torri residenziali, data center e resort sul mare (Reuters). Nel frattempo, dall’inizio del cessate il fuoco, 477 palestinesi sono stati uccisi e 1.301 sono rimasti feriti (Al Jazeera).
3️⃣ Parliamone
Al termine di un incontro di circa quattro ore tra Putin e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, la Russia ha accettato di tenere oggi ad Abu Dhabi nuovi colloqui sulla sicurezza con gli Stati Uniti e l’Ucraina, ma ha avvertito che una pace duratura non sarà possibile senza la risoluzione delle questioni territoriali (Reuters). Nel suo intervento al World Economic Forum, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha rimproverato gli alleati europei per la riluttanza a usare la forza per punire la Russia o difendere il continente ed è tornato a chiedere di utilizzare i beni russi congelati e di adottare misure coraggiose come il sequestro delle petroliere russe (Axios). Zelensky ha anche incontrato Trump (Reuters).
4️⃣Deporre le armi
Il governo siriano ha annunciato un accordo di cessate il fuoco con le Forze democratiche siriane (Sdf) curde, che per decenni hanno controllato vaste aree dell’est e del nord-est della Siria (Dw). Nei giorni scorsi l’esercito siriano aveva riconquistato dopo oltre dieci anni vaste aree del nord-est del Paese, compresa Raqqa (Cnn). Secondo l’accordo, le Sfd saranno pienamente integrate nei ministeri della Difesa e dell’Interno. Il cessate il fuoco, però, resta solo sulla carta: a Kobane si combatte ancora, mentre Baghdad ha rafforzato il confine e coordina le mosse con i curdi. Gli Usa hanno annunciato il trasferimento in Iraq di 7mila detenuti jihadisti, segno che la coalizione non si fida della capacità di Damasco di contenere l’Isis (il manifesto+).
5️⃣ Stop inatteso
Con una maggioranza di soli 10 voti, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione per sottoporre l’accordo commerciale con il Mercosur alla revisione della Corte di giustizia dell’Ue sulla conformità con i trattati. La mossa potrebbe ritardarne l’entrata in vigore fino a due anni (Politico). La Germania, principale sostenitore dell’accordo, ha chiesto a Bruxelles di procedere con l’applicazione provvisoria dell’intesa, rischiando di aprire uno scontro istituzionale e con la Francia, da sempre contraria all’intesa (Politico).
6️⃣ Scontro mortale
Almeno 45 persone sono morte in un incidente ferroviario ad Adamuz, nel sud della Spagna, dove un treno dell’alta velocità diretto da Malaga a Madrid è deragliato finendo su un altro binario e scontrandosi contro un secondo convoglio che viaggiava da Madrid a Huelva (Rtve). Gli esperti che indagano sulle cause del disastro hanno trovato un giunto rotto sui binari (Reuters). Il principale sindacato dei macchinisti ferroviari nel Paese ha proclamato uno sciopero nazionale dal 9 all’11 febbraio per chiedere maggiore sicurezza, dopo tre gravi incidenti in sole 48 ore (Reuters).
7️⃣ Addio
Lo stilista Valentino Garavani, definito “l’imperatore della moda”, è morto a Roma all’età di 93 anni (D - la Repubblica delle donne). A differenza di Giorgio Armani, il futuro della maison Valentino sarà nel segno della continuità. Dal 2012 la maison è controllata da Mayhoola, il fondo degli emiri del Qatar, che tre anni fa ha ceduto il 30% al colosso del lusso francese Kering. Non si esclude che Kering possa voler salire al 100% della maison (La Repubblica+).
Buone letture
Per finire in bellezza, perché la vita non è solo “hard news”, le nostre letture di approfondimento del fine settimana in omaggio per te.
*️⃣ Una politica ridotta a meme
Pepe the Frog ha compiuto ormai vent’anni, ma è difficile ricordarla come quello che era: una rana pigra e malinconica, personaggio di un fumetto indipendente che tramite 4chan e Reddit è diventato un meme politicizzato dall’estrema destra americana (Chatham House). La sua storia racconta meglio di molte analisi come internet trasformi immagini innocue in simboli ideologici, e come i meme possano diventare strumenti di propaganda e disinformazione. Quando Twitter ha cominciato a premiare velocità, ironia e conflitto questo fenomeno è diventato strutturale: con il passaggio a X e l’indebolimento della moderazione, il social si è trasformato di fatto in fabbrica di meme politici radicali (Link).
Salto di qualità Donald Trump non è solo un politico che usa i meme: è il primo presidente ad averli incorporati nel proprio linguaggio, trasformando frasi, immagini e posture in template riutilizzabili all’infinito (Nyt). Oggi quel meccanismo è stato potenziato dall’intelligenza artificiale: immagini di Trump vestito da Papa, re o guerriero non servono a convincere, ma a circolare e a catturare l’attenzione (Time). Ma le gag possono poi trasformarsi in vere e proprie provocazioni geopolitiche: l’ultimo esempio è il meme diffuso dagli account ufficiali con il tycoon che, affacciandosi dalla finestra della Casa Bianca, guarda la Groenlandia (Daily Mail).
Trend globale Questa mutazione, però, non è solo americana. In Romania, il leader ultranazionalista George Simion ha costruito la propria visibilità attraverso template memetici riproducibili, bypassando media e programmi (EUobserver). In Finlandia, la sinistra ha dimostrato che si possono usare i meme anche per parlare di disuguaglianze e lavoro, e persino vincere elezioni locali (Jacobin). In Australia, i partiti invece ormai testano i meme come spot, giudicandoli per engagement più che per contenuto (The Conversation). In Italia, infine, la politica è già diventata una sequenza di frammenti virali, pose, siparietti e autoparodie permanenti, dove l’immagine precede qualsiasi discorso (Repubblica+).
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