Che settimana! #20/26
Vertice Trump-Xi a Pechino | Guerra Usa-Iran: negoziati al palo | La Russia attacca l'Ucraina | Starmer sotto pressione | Meloni fa il punto sull'azione di governo | Fed: Warsh inizia il suo mandato
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Questa è Che settimana!, la rassegna con la sintesi delle notizie più importanti della settimana, fatta per te dalla redazione di Good Morning Italia.
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I fatti della settimana
Le sette notizie degli ultimi sette giorni da conoscere per non perdere il filo.
1️⃣ Nemici amici
Dopo un incontro con il presidente statunitense Donald Trump a Pechino, il suo omologo cinese Xi Jinping ha definito Taiwan “il tema più importante” nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, arrivando a mettere in guardia Washington dal rischio di “scontri e perfino conflitti” se la situazione dovesse deteriorarsi (Guardian). Nonostante i toni aspri, Xi ha affermato che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere “partner e non avversari” (Nyt). Xi ha definito il bilaterale “costruttivo” (Bbc) e Trump ha invitato il presidente cinese a visitare la Casa Bianca il 24 settembre (Politico). Sul piano commerciale, Pechino ha accettato di acquistare 200 aerei prodotti da Boeing (Cnbc), mentre gli Stati Uniti hanno autorizzato circa dieci aziende cinesi ad acquistare i potenti chip H200 di Nvidia (Reuters). Intervistato da Fox News, Trump ha inoltre affermato che la Cina ha accettato di iniziare ad acquistare petrolio dagli Usa, ma, commenta la Bbc, non ha specificato che cosa Pechino abbia chiesto in cambio.
2️⃣ Volano stracci
Trump ha definito “totalmente inaccettabile” la controproposta iraniana presentata in risposta a un piano di pace degli Usa, ritenuto da Teheran eccessivo nelle richieste (Axios). Teheran ha chiesto la fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, un risarcimento per i danni di guerra, la fine del blocco navale statunitense, la garanzia che non ci saranno ulteriori attacchi e la ripresa delle vendite di petrolio iraniano (Reuters). Durante la riunione dei ministri degli Esteri dei Brics a Nuova Delhi, l’iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di essere stati direttamente coinvolti nelle operazioni militari contro Teheran (Reuters). L’Arabia Saudita starebbe invece discutendo un patto di non aggressione tra i Paesi del Medio Oriente e l’Iran come possibile strumento per gestire la sicurezza regionale dopo la fine della guerra (Ft+).
3️⃣ Cara guerra
Il Pentagono ha comunicato che la guerra contro l’Iran è costata finora circa 29 miliardi di dollari agli Stati Uniti, rispetto ai 25 miliardi stimati poche settimane fa (Nyt). Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha fatto sapere che la Cina userà la propria influenza sull’Iran per contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz (Cnbc). Intanto, principalmente per effetto della guerra, in aprile l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentato dello 0,6% rispetto a marzo, mentre il tasso annuo è salito al 3,8% – il livello più alto da maggio 2023. (Cnbc). Anche in Germania (Dw) e Francia (Reuters) è stata registrata un’accelerazione rispettivamente del 2,9% e del 2,5%.
4️⃣ Parole al vento
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che ritiene che il conflitto in Ucraina stia arrivando alla conclusione (Reuters), ma l’Ue ha respinto la sua proposta di coinvolgere l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder nei colloqui di pace sull’Ucraina (Guardian). Nonostante l’apertura, la Russia ha lanciato un’ondata di massicci attacchi contro l’Ucraina negli ultimi giorni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ordinato alle forze armate di preparare operazioni di rappresaglia contro Mosca (Guardian), mentre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accusato la Russia di stare “prendendo in giro” gli sforzi diplomatici per mettere fine alla guerra (Euractiv).
5️⃣ Under pressure
Alcuni ministri del governo britannico si sono dimessi e hanno chiesto le dimissioni del premier Keir Starmer a seguito del deludente risultato alle elezioni amministrative nel Regno Unito (Guardian). Tra essi anche il ministro della Sanità britannico Wes Streeting che è uno dei nomi più in lizza per sostituire Starmer, ma ha dichiarato che non lancerà subito la sfida, auspicando un confronto più ampio (Guardian). Tra i candidati potrebbe esserci anche il sindaco di Manchester Andy Burnham, che avrà la possibilità di tornare a Westminster dopo le dimissioni del deputato laburista Josh Simons (Reuters).
6️⃣ Esecutivo da rilanciare
Durante il premier time in Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che “entro l’estate” sarà approvata la legge delega sul nucleare. La premier ha anche definito il programma di governo fino a fine legislatura, basato sulla centralità dell’economia: salari, incentivi alle aziende e sostegno alle famiglie e alla natalità (Adnkronos). Intanto, il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga delle missioni internazionali italiane e l’avvio di nuove operazioni per il 2026. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che questa volta il testo è stato pensato in modo più flessibile per consentire al governo di adattarsi rapidamente agli sviluppi geopolitici, citando come esempio la crisi nello Stretto di Hormuz (Sky TG24). Il governo punta a sfruttare l’adesione al meccanismo europeo di riarmo per chiedere sconti veri (e deroghe) sugli aiuti contro il caro energia, spiega La Repubblica★.
7️⃣ Testimone bollente
Il Senato Usa ha confermato Kevin Warsh come presidente della Federal Reserve con 54 voti a favore e 45 contrari (Nyt). Intanto i prezzi alla produzione negli Stati Uniti hanno registrato il maggiore aumento in quattro anni (+1,4%), l’ultimo segnale dell’accelerazione dell’inflazione in seguito allo scoppio della guerra (Reuters). Oggi termina il mandato di Jerome Powell da presidente della Fed, dopo otto anni tumultuosi in cui ha difeso la banca centrale dai tentativi di interferenza di Trump (Bloomberg).
Buone letture
Per finire in bellezza, perché la vita non è solo “hard news”, le nostre letture di approfondimento del fine settimana in omaggio per te.
*️⃣ Diamoci un taglio
I capelli non sono mai stati soltanto una questione estetica. Per molte comunità afrodiscendenti hanno rappresentato a lungo una linea di demarcazione tra ciò che viene considerato ordinato e ciò che viene giudicato inadatto, tra l’identità personale e le regole di scuole, uffici e istituzioni. Locs, trecce, afro e capelli naturali sono stati spesso letti, e vietati, dal punto di vista eurocentrico, con effetti concreti sull’accesso all’istruzione e al lavoro. È una storia che affonda le sue radici nella tratta degli schiavi, quando la rasatura forzata serviva anche a cancellare appartenenze culturali, e arriva fino ai codici estetici contemporanei (Guardian).
Tutelati dalla legge Nel 2019 la California è stato il primo Stato americano a vietare le discriminazioni basate sulle acconciature naturali, includendo tra i tratti protetti quelli storicamente associati alla “blackness” (Bbc). La norma ha aperto una strada poi seguita da molti altri Stati Usa: a fine 2025 la Pennsylvania è diventato il ventottesimo, estendendo le tutele a scuole e luoghi di lavoro e proteggendo locs, trecce, twist e afro (Cbs News). Il tema è arrivato anche in Europa, dove la Francia ha approvato una legge contro le discriminazioni legate a texture, colore, lunghezza e stile dei capelli (Le Monde).
Ciocche di protesta I capelli possono anche rappresentare un linguaggio politico. In Iran, dopo la morte di Mahsa Amini, tagliarli in pubblico è diventato un gesto di lutto, rabbia e solidarietà contro l’obbligo del velo e la repressione (Euronews). Ma non è un’eccezione: dai bob degli anni Venti agli afro dei movimenti per i diritti civili, dalle creste punk ai tagli femministi o ambientalisti, l’acconciatura è da decenni un mezzo per sottolineare appartenenza, dissenso e autonomia (Vogue Australia). Oggi la politica arriva perfino alla barba: in nome del rispetto dell’etica del soldato, il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha imposto nuove restrizioni ai militari statunitensi con esenzioni dalla rasatura (Fortune).
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