Che settimana! #17/26
Cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Usa e Iran, esteso quello tra Israele e Libano | Italia, giù il Pil e deficit sopra il 3% | Approvato prestito Ue a Kiev | Tim Cook non sarà più Ceo di Apple
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Questa è Che settimana!, la rassegna con la sintesi delle notizie più importanti della settimana, fatta per te dalla redazione di Good Morning Italia.
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I fatti della settimana
Le sette notizie degli ultimi sette giorni da conoscere per non perdere il filo.
1️⃣ Tregua instabile
Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’estensione a tempo indeterminato del cessate il fuoco con Teheran (Reuters), ma nel frattempo sono proseguiti gli attacchi iraniani alle navi mercantili nello Stretto di Hormuz (Bloomberg) e gli Stati Uniti hanno intercettato petroliere battenti bandiera iraniana nelle acque asiatiche (Nyt). Trump ha ordinato alla Marina di sparare e distruggere qualsiasi imbarcazione che posi mine nello Stretto di Hormuz, promettendo di intensificare gli sforzi per bonificare il passaggio (Ap). Gli Usa stanno già utilizzando droni marini a tale scopo (Wsj+). Anche Londra sta preparando operazioni di sminamento (Politico), mentre l’Italia è pronta a inviare quattro navi della Marina come scorta alla fine della guerra (La Repubblica★). Il Pakistan, intanto, rimane ottimista sulla possibilità di riportare Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati nei prossimi giorni (Nyt). Israele e Libano invece estenderanno di altre tre settimane il cessate il fuoco di 10 giorni in corso, dopo che i due Paesi hanno tenuto il secondo round di colloqui a Washington (Cnbc).
2️⃣ Economie di guerra
Eurostat ha certificato per il 2025 un deficit al 3,1% del Pil dell’Italia: per uscire in anticipo dalla procedura Ue per deficit eccessivo e attivare la clausola di salvaguardia, che consente margini aggiuntivi di spesa, il deficit sarebbe dovuto essere sotto la soglia del 3% (Milano Finanza★). Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di finanza pubblica 2026, rivedendo al ribasso la crescita del Pil dal 0,7% allo 0,6% per il 2026 e il 2027. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto alla possibilità che l’Italia agisca da sola sullo scostamento di bilancio, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha puntato il dito contro il Superbonus che ha gravato sulle casse dello Stato (Il Sole 24 Ore). Il ministero dell’Economia tedesco ha dimezzato le previsioni di crescita per il 2026 dall’1% allo 0,5% e ridotto quelle per il 2027 allo 0,9%, citando l’impatto della guerra in Iran sui prezzi dell’energia. L’inflazione è attesa al 2,7% nel 2026 e al 2,8% nel 2027 (Politico).
3️⃣ Aiuti a Kiev
Il Consiglio dell’Ue ha approvato definitivamente il prestito da 90 miliardi a Kiev, dopo che è venuto meno il veto di Ungheria e Slovacchia in seguito alla riparazione e alla ripresa del funzionamento dell’oleodotto Druzhba. In parallelo è stato anche adottato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia che prende di mira sia singoli individui che istituzioni finanziarie del Paese (Guardian). In un’analisi su La Stampa★, Anna Zafesova spiega come l’approvazione del prestito rappresenti la fine dell’”anno più duro” per l’Ucraina, a cui Zelensky è sopravvissuto anche grazie alla sua inflessibilità.
4️⃣ Biglietto da visita
Durante l’audizione al Senato degli Stati Uniti, il presidente designato della Federal Reserve Kevin Warsh ha dichiarato che garantirà alla banca centrale piena indipendenza nelle decisioni di politica monetaria, respingendo l’idea di essere un burattino di Trump (Reuters). Warsh si è tuttavia rifiutato di ammettere che Donald Trump abbia perso le elezioni del 2020 e ha parlato della necessità di un vero e proprio “cambio di regime” nella politica monetaria della Fed, proponendo un nuovo approccio alla gestione dell’inflazione (Il Sole 24 Ore). Come approfondito sul blog di Good Morning Italia, la conferma di Warsh è l’ultima battaglia sul destino della Fed.
5️⃣ Strade opposte
Dopo la vittoria elettorale in Ungheria, Peter Magyar ha avviato la formazione del nuovo governo annunciando lo smantellamento dei cosiddetti “super ministeri” e una redistribuzione delle competenze in dicasteri più specializzati e autonomi (Reuters). Magyar ha inoltre annunciato che intende bloccare l’uscita dell’Ungheria dalla Corte penale internazionale (Bloomberg). In Bulgaria, invece, la coalizione euroscettica e filorussa Bulgaria Progressista, guidata dall’ex presidente bulgaro Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari, conquistando circa il 44,6% dei voti e 131 seggi su 240 (Guardian).
6️⃣ Nuovi assetti
Unicredit si è rafforzata nel capitale di Generali, salendo all’8,72% dal precedente 6,68%. Il dato è emerso dalla lettura del libro soci durante l’assemblea annuale degli azionisti del Leone. Le quote degli altri principali azionisti invece sono rimaste invariate rispetto al 2025: Mediobanca-Mps al 13,19%, Delfin al 10,05% e il gruppo Caltagirone al 6,26% (Milano Finanza★). Dopo la vittoria in assemblea della lista Plt holding, il nuovo cda di Mps ha nominato Luigi Lovaglio amministratore delegato e direttore generale e Cesare Bisoni presidente (Il Sole 24 Ore). Negli Usa, gli azionisti di Warner Bros Discovery si sono espressi a favore dell’accordo di acquisizione da parte di Paramount Skydance per 111 miliardi di dollari. Ora manca l’approvazione del Dipartimento di Giustizia statunitense e delle autorità garanti della concorrenza europee (Bbc).
7️⃣ Rimpasto a Cupertino
Apple ha annunciato che Tim Cook lascerà il ruolo di amministratore delegato dopo oltre un decennio alla guida dell’azienda, passando alla carica di presidente esecutivo (Cnn). Al suo posto a settembre arriverà John Ternus, attuale responsabile dell’ingegneria hardware (Nyt).
Buone letture
Per finire in bellezza, perché la vita non è solo “hard news”, le nostre letture di approfondimento del fine settimana in omaggio per te.
*️⃣ Parli aziendalese?
Anche in Italia le giornate di lavoro sono un susseguirsi di anglicismi, come “feedback”, “meeting”, “call” e “asap”, e di neologismi derivati dall’inglese, come “brieffare”, “schedulare” e “sharare”. Come mostra un ricerca di Preply, il cosiddetto “aziendalese” è ormai strutturale: lavoratori italiani lo usano in media 9 volte al giorno, sia nelle mail che nelle comunicazioni a voce. Anche a livello internazionale il gergo lavorativo è abusato, soprattutto nelle email dove proliferano formule vaghe come “reaching out”, “circle back” o “please advise”. E secondo gli esperti, l’intelligenza artificiale finirà per standardizzare ulteriormente l’uso di questo linguaggio (Quartz).
Linguaggio caricaturale Il fenomeno si è esteso agli annunci di lavoro, diventati troppo tecnici, pieni di acronimi e checklist, finendo per intimidire anche i candidati con le giuste competenze, soprattutto nei settori digitali e scientifici (Agenda Digitale). L’uso e abuso dell’aziendalese ha probabilmente raggiunto il culmine su LinkedIn. Negli anni la piattaforma dedicata al mondo del lavoro ha consolidato un proprio codice linguistico chiaramente riconoscibile: enfatico, autoreferenziale e a tratti involontariamente comico, tanto da sembrare una caricatura. Ed è così che è nato, come gesto goliardico, un “traduttore” dalla propria lingua madre alla lingua di LinkedIn (Rivista Studio).
Fronti di resistenza Concepito per semplificare la comunicazione, il gergo aziendale spesso sortisce l’effetto opposto, generando confusione, esclusione e irritazione tra i dipendenti. Un sondaggio globale ha rivelato che la maggior parte dei lavoratori ne è sopraffatta e infastidita (National Geographic). In particolare, la Generazione Z ha rifiutato apertamente questo codice, percepito come artificiale ed escludente, e sta cercando di disfarsene (Business Insider). E probabilmente ha ragione: un recente studio rivela che i lavoratori più entusiasti di questo gergo sono anche i meno preparati a prendere decisioni efficaci (Guardian).
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